RESTIAMO UMANI (spettacolo in repertorio)

RESTIAMO UMANI

urla e lacerazioni da Vittorio Arrigoni e dal Popolo Palestinese

di Ultimo Teatro Produzioni Incivili

Con i sostegno di Spazio Liberato Ex Breda EstCoordinamento Pistoiese per la PalestinaCoordinamento PugliaPalestina 

Testi di Vittorio Arrigoni, Mhamoud Darwish, Elena Ferretti, Luca Privitera

Diretto, Interpretato e Musicato da Luca Privitera Elena Ferretti

Restiamo Umani è uno spettacolo “senza filtri”, “senza censure” o “parole di convenzione”!

Restiamo Umani è uno spettacolo più che corretto che chiarisce le idee pure a chi sa le cose o crede di saperle! Restiamo Umani per continuare a parlare ancora di Palestina e del problema Israeliano Sionista. Restiamo Umani perché anche se i primi sono entrati a far parte dell’Onu come stato osservatore, per noi non è una soluzione, ma un modo come un’altro per dimenticare, non prendere decisioni, non prendere i dovuti provvedimenti!

Restiamo Umani perché nonostante le denunce di molti islamici, di molti ebrei e di molti cristiani la seconda super potenza mondiale continua a sterminare uno dei popoli più stanchi, poveri e distrutti della terra! Restiamo Umani perché non è una questione religiosa, ma di umanità, di coraggio, di etica, di vera democrazia!

Restiamo Umani per dire le cose come stanno.

Restiamo Umani è uno spettacolo che non rappresenta il punto di vista di giornalisti o artisti, ma di vere e proprie vittime del conflitto.

PROMO

<<Gli argomenti che noi ebrei della Diaspora possiamo opporre a Begin sono due, uno morale e l’altro politico. Quello morale è il seguente: neppure una guerra giustifica la protervia sanguinosa che Begin e i suoi hanno dimostrato. L’argomento politico è altrettanto netto: Israele sta rapidamente precipitando nell’isolamento totale […]. Dobbiamo soffocare gli impulsi di solidarietà emotiva con Israele per ragionare a mente fredda sugli errori dell’attuale classe dirigente israeliana. Abbattere questa classe dirigente.>> (Primo Levi, dall’intervista di Giampaolo Pansa, 24 settembre 1982 pubblicata dal quotidiano La Repubblica)

Sinossi Le parole di Restiamo Umani sono imbrattate di sangue, di fosforo bianco, di schegge esplosive, di barriere, di volti segnati dalla sofferenza, di mani distrutte dall’odio.

E’ una visione a frammenti che si articola come un “cunto a due voci”, attraverso immagini, parole, suoni e sensazioni apparentemente lontane ma legate tra loro da tutti quei messaggi che attraversano nella sua interezza, la vita e la morte.

Note E’ il racconto di un genocidio contemporaneo ed inimmaginabile. E’ la storia di un popolo povero che vive da secoli nella terra promessa, armato di qualche sasso e di qualche martire contro un popolo che ha subito l’Eterna Diaspora, il Pogrom Zarista, i Campi di Sterminio Nazista e che oltre ad essere una delle potenze più forti nel mondo, utilizza sulla popolazione avversaria il secondo esercito più equipaggiato e preparato, al mondo.

Per questo crediamo che nella storia degli ultimi 70 anni tutti noi con la nostra politica, la nostra economica e con il nostro boicottare le verità, in un certo senso siamo stati allo stesso tempo complici e carnefici di tutto quello che è accaduto e continua ad accadere in Terra Santa. Per questo crediamo che ancora oggi con il nostro cinismo sociale e la nostra abitudine a vedere i conflitti e le guerre altrui come una sorta di fiction, o comunque come qualcosa di distante. Per questo nauseati da tutto questo, crediamo sia importante reputare le azioni di Israele “Crimini Contro l’Umanità”.

Basterebbe ascoltare le varie testimonianze di Vittorio, del Poeta Darwish  (Combattente per la Libertà del Popolo Palestinese), degli Ebrei anti-sionisti e dei vari Palestinesi incontrati nel nostro cammino per rimanere colpiti da questa tragedia.

Ed è proprio per questo che abbiamo deciso di realizzare e portare in giro uno spettacolo dove si parlasse dei fatti, denunciandone le colpe per la mancata risoluzione e gli interessi politico/economici nascosti, chiarendo i fatti rispetto alle informazioni ufficiali.

Per noi questa resta un’atrocità senza senso. Dove le urla ed il dolore dell’umanità chiedono una reazione immediata che non può lasciare indifferenti.

Ogni parola è scandita, ritmata, accentata per rendere viva l’immagine degli uomini, delle donne, dei bambini e della paura che resta imprigionata nei loro occhi.

Nonostante la tematica e quello che viene detto sia lacerante, la fruizione è alla portata anche di uditori adolescenti.

Tutto questo nella speranza che la conoscenza e la diffusione possa far cessare il conflitto e permettere un domani un mondo dove poter Restare Umani.

PRESENTAZIONE

Recensione di Francesco Caputo su http://www.ithinkmagazine.it/

It’s like screaming at a wall, someday it’s gonna fall” cantavano i Minor Threat trent’anni fa. Un pezzo che sembra quasi in sintonia con questo spettacolo a due voci di UltimoTeatro, [..] nudo, crudo e senza filtri. Nessuna concessione alle ipocrite prosopopee del politically correct in cui i media nostrani sguazzano beatamente. [..] Altro non è che l’urlo in presa diretta di una popolazione che sopporta una occupazione brutale da più di mezzo secolo, ma che non ha ancora sventolato bandiera bianca. Una popolazione che continua a resistere nonostante i soprusi quotidiani, la violenza sistematica, il silenzio di organi d’informazione più preoccupati di tutelare la fiabesca immagine che uno stato cinico e i suoi alleati hanno creato negli anni, che di riportare la realtà effettiva delle cose, bollando chi osa contraddirli come chissà quale mostro revisionista o antisemita.

Non si può definire antisemitismo raccontare i novelli gironi danteschi dei quasi settecento check points sparsi nei territori occupati, in cui transitano centinaia di lavoratori palestinesi ogni giorno. E non si può definire antisemitismo raccontare come quelle interminabili ed umilianti code non siano altro che il risultato dell’espropriazione coatta di terra e mezzi di sostentamento da parte dello Stato di Israele.

Basandosi su testi di Vittorio Arrigoni e Mhamoud Darwish, UltimoTeatro di Pistoia ha il merito di riportare la questione all’essenziale: il punto di vista di chi è vittima, la sua rabbia, la sua disperazione. Il racconto di chi è lì e subisce il peso della storia senza averne colpa.

I due interpreti narrano di ingiustizie e frustrazioni in un set minimale, accompagnati solo da qualche breve punteggiatura musicale, come a lasciare il campo libero ai movimenti di un racconto che non esita a farsi brutale, disperato, che scalpita e urla, e che va a cozzare contro un muro fatto di muta rassegnazione, di silenzi, di falsità prese per buone. Come urlare imprecazioni a quel mostro di calcestruzzo che separa la striscia di Gaza dal territorio di Israele, rinchiudendola in un abbraccio letale. Non è un caso che il leit-motiv della rappresentazione diventi una semplice domanda: “come si fa a restare umani?”. E probabilmente il valore dell’opera è anche dato da questa costante tensione, da questa dialettica ricorsiva e sfiancante, tra una situazione che sembra senza via d’uscita, inumana e annichilente, e la necessità di r/esistere. O, come ripeteva Vittorio Arrigoni, la necessità di “Restare Umani“.

RECENSIONI

Comunicato Stampa

A cinque anni dall’inizio del progetto teatrale “Restiamo Umani”, tratto dalle testimoniante di Vittorio Arrigoni (attivista ed ex giornalista del manifesto) e Mahmoud Darwish (poeta palestinese), la coppia di Ultimo Teatro Produzioni Incivili continua a girare l’Italia in lungo e in largo, riscuotendo successo e commozione da parte del pubblico e della critica. Sono oramai centinaia le repliche, migliaia gli spettatori che hanno potuto conoscere ed ascoltare le testimonianze, di uno dei popoli più distrutti di questa nostra epoca. Un conflitto, quello tra lo stato di Israele ed il Popolo Palestinese, difficile da raccontare ma a cui noi tutti non possiamo rimanere indifferenti. E sta proprio in quest’ultima definizione “l’indifferenza” che ricade la scelta di Luca Privitera ed Elena Ferretti (attivisti e autori/attori), nel continuare, in questa che sembra essere un’impresa “impossibile” – coinvolgere e sensibilizzare l’opinione pubblica e le persone comuni, che per pregiudizio o per mala informazione, non approfondisce e non prende posizione. Pensando che questa sia una guerra secolare di cui noi non ne siamo colpevoli. Ma non è così. Ed è il teatro che prende per primo questa responsabilità, mantenendo viva la memoria e il senso civico della vita.

I due interpreti, con l’ausilio dei video, descrivono le atrocità commesse ma allo stesso tempo le speranze che tutto questo finisca. Parlano di donne e di bambini martirizzati, di quello che subiscono tutti i giorni: nell’oppressione, nella violenza, nella ghettizzazione. Parlano della loro capacità di sopportazione, della loro forza ribelle, della resistenza e dell’amore che nonostante tutto applicano con estrema naturalezza. Parlano di tutti quegli ebrei che boicottano la politica di Israele chiedendo la fine di tutto questo, attraverso una giustizia che si deve fare: concreta, tangibile, imminente. Parlano degli stati arabi e delle sue dirigenze che hanno dimenticato volontariamente, quello che sta avvenendo da oltre sessanta anni. Parlano degli interessi economici che ci sono dietro le industrie belliche, tecnologiche, farmaceutiche, alimentari, energetiche. Parlano, come in un cunto a due voci la follia di quella che loro definiscono la “Guerra delle Guerre”, quel modus operandi che le democrazie occidentali esportano nel mondo, in nome di una “pace” che è fatta di crudeltà e di genocidi.

Per questo non si fermano, per questo accolgono e coinvolgono il pubblico in questo che è un vero e proprio processo di umanizzazione, che ha bisogno di coraggio e di chiarezza.

COMUNICATO STAMPA

Durata 70 minuti (circa) 

Scheda Tecnica

– Spazio scenico variabile, minimo 5m x 4m (possibilmente anche più grande).

– Fondale di proiezione (4m x 3m, possibilmente anche di più) ed un video proiettore collegabile attraverso cavo vga ad un pc portatile.

– Il supporto di microfoni o amplificazione è necessario solo se lo richiede il luogo. In tal caso 2 archetti (color carne) per gli attori, 1 panoramico per strumenti musicali (tammorra o tamburello a cornice, fisarmonica).

– Illuminazione (luci, mixer, dimmer): su americana frontale – 1 spot/light da 1000 watt con alette puntato sulla sedia destra;  1 spot/light da 1000 watt con alette puntato sulla sedia sinistra. Tagli laterali – 1 spot/light da 1000 watt con alette puntato sulla sedia destra;  1 spot/light da 1000 watt con alette puntato sulla sedia sinistra. su americana in contro luce – 2 spot/light da 1000 watt con alette, puntati su sedie e su canali separati.

Illuminazione povera: la compagnia fornisce dei fari.

I puntamenti saranno fatti poco prima la messa in scena / necessità di un tecnico alla regia.

Costi

Per un preventivo, telefonaci, raccontaci chi sei e troveremo sicuramente un prezzo comune. Oltre i 150 km (da Montecatini Terme – PT) è richiesto vitto e alloggio per due persone. Lo spettacolo è originale e non tutelato da diritti Siae (o consorelle).

SCHEDA TECNICA

lo ultimo cerchio grigio

Per altre info contattare la direzione: info web https://ultimoteatro.wordpress.com/ info mail  ultimoteatro.produzionincivili@gmail.com info cell 334 1310282

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