IN GINOCCHIO (spettacolo in repertorio)

Dedichiamo questo spettacolo a tutte le vittime della cultura mafiosa, in particolar modo a due donne: Emanuela Sansone, uccisa per mano mafiosa nel 27 dicembre 1896 a soli 17 anni, ed a sua madre Giuseppa Di Sano la prima collaboratrice di giustizia.

IN GINOCCHIO

storie di mafia

di Ultimo Teatro Produzioni Incivili Scritto ed Interpretato da Luca PriviteraElena Ferretti Regia Sergio Lo Verde Costumi Elena Ferretti Musiche Sergio Lo Verde e Anonima Dj Disegno Luci Luca Privitera Fotografie di Scena Raffaele Ferro, Antonio Pacini, Martina Bellamonte, Antonietta Bonanno, Nicolò Vallarelli e Antonio Gravina Con il sostegno di Calfrika Music Festival, Comune di Castellana Sicula, Ass. Cult. Acuna Matata, Teatro Pinelli Bene Comune, Coordinamento Libera Pistoia

Lo spettacolo prende spunto da interviste e da indagini condotte dagli autori, che resteranno per sempre anonime. Qua potrete leggere una piccola lettera, scritta da uno degli autori, per il 23° anniversario delle stragi di Falcone e Borsellino.

Sinossi Le credenze! La morte! La povertà! Il rancore! La santità! La ricchezza! La crudeltà! Il sangue! La quotidianità! L’abbandono!

Un uomo ed una donna, la loro storia.

Lui sconta il 41 bis, è un killer di mafiosi perché ha deciso di farsi giustizia da solo. Dialoga con la sua rabbia deridendo le follie e le assurdità che portano molte persone a diventare mafiose, a sfruttare il proprio potere e la propria posizione di privilegio per ingannare il prossimo. Oramai stanco di quello che succedeva intorno a lui, nella sua terra, tra la sua gente, invece di migrare come in molti decide di fare piazza pulita intorno a se. Fa parte del popolo, probabilmente un mafioso inconsapevole.

Lei sconta il 416 bis ed è una delle tante mogli della mafia, parla della mafiosità, del sistema mafioso, della famiglia, dei codici d’onore. Interroga il mondo ma soprattutto se stessa sulla perdita di ogni senso e di umanità. Non è una pentita, anche se potrebbe sembrare. E’ un’illusa, una fragilità ingenua catturata dal concetto dei robinhood, dagli eroi, del sud malfamato ed ignorante dove si ruba ai ricchi e si pensa alla salvazione dei poveri. Una donna semplice, in un certo senso ricca.

Entrambe chiusi in una cella, dialogano con un ipotetico giudice. Un intreccio di due storie che vanno di pari passo sino a diventare un’unica storia. La storia di due dimenticati a cui è stato rubato tutto, anche la dignità.

Dove la vita ha insegnato loro cos’è la vendetta.

PROMO

VIDEO INTEGRALE

RECENSIONI

Note Come sempre scriviamo i nostri testi per proporre indagini antropologiche sugli usi ed i costumi del contemporaneo, consumato e consumista, con la speranza che facendo così si riesca a dare un colpo di umanità ai marcescenti risultati che l’oggi e la nostra storia, producono.

Questa nuova fatica a cui abbiamo lavorato per più di un anno è stata realizzata con la regia e la consulenza di Sergio Lo Verde, che oltre ad essere uno dei co-fondatori di MandarinArte (progetto residente nel podere confiscato alla famiglia Greco, presso Ciaculli di Palermo) è artista e grande uomo delle terre di Trinacria, che lotta da oltre trentanni attraverso il suo mestiere e con tutto se stesso, quella che sembra essere definita dai molti la “piaga del sud”. In questo periodo di residenze varie in Sicilia, con delicatezza ed entusiasmo, ci ha accompagnati in questo nostro nuovo viaggio all’interno della società della violenza e della disperazione, che oramai sembra caratterizzare le migliori democrazie occidentali e non.

Abbiamo deciso di portare in scena questo progetto, non solo perché io, Luca Privitera (attore e co-autore), sono uno dei tanti figli di coloro che sono scappati dalla propria terra a causa di questo grosso tumore chiamato “Mafia”, ma soprattutto perché è sempre più evidente che il malaffare e la delinquenza organizzata di stampo mafioso non sono più un problema esclusivo della bassa Italia, ma un problema dilagante e nazionalizzato, in tutti i fronti ed in tutte le sue sfumature. Un problema difficile da debellare e che negli ultimi cinquanta anni ha messo radici anche nell’estremo nord della penisola, attraverso: l’edilizia, la sanità, l’istruzione, la speculazione, lo sfruttamento, la droga, gli appalti, il mercato, i rifiuti, le istituzioni, la politica.

Abbiamo iniziato a scrivere questo testo nella nostra città di residenza Montecatini Terme (Pt), luogo storico del benessere, ma purtroppo oggi, luogo di mafia e corruzione, dove le tre capofila della delinquenza organizzata (Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra) unite alla Mafia Russa hanno colonizzato la città, disseminando ciò che di peggio l’uomo possa concepire. Sono circa 12 le confische nelle varie frazioni, e molti di più i sequestri. Solo nella via dove abitiamo ci sono quattro alberghi tolti a svariati clan.

Il progetto e la messa in scena sono indirizzati soprattutto per le regioni del centro nord Italia, dove troppe volte per ignoranza o ingenuità, si pensa che il fenomeno mafiogeno sia un problema del sud. Ma non è così. Da oltre vent’anni, coloro che hanno distrutto il meridione e la sua dignità, hanno spostato i loro interessi in altri luoghi. Restando sicuramente, più nascosti, ma operando con grande efficacia e con la stessa determinazione e crudeltà. Per questo abbiamo deciso di far parlare i “cattivi”, all’interno del nostro spettacolo. Del “come” e del “perché” si diventa boss o affiliati, utilizzando un linguaggio, semplice e diretto. Adatto soprattutto alle nuove generazioni, vere vittime inconsapevoli, ma anche a quelle meno giovani, colpevoli più delle prime, per non aver fatto niente perché tutto questo cambiasse. Oggi più di ieri, l’attegiamento cinico e mafioso sta diventando costume e folklore di tutti i cittadini. In Ginocchio non è un spettacolo autobiografico e tanto meno biografico, è una sorta di diario dove sono stati appuntati tutti quei comportamenti e quelle caratteristiche della mafiosità.

Certo come messaggio è provocatorio, come in fondo lo sono tutti i nostri lavori, ma è una drammaturgia chiara e lucida, per denunciare tutti coloro, soprattutto noi persone comuni e giudici indefessi di tutto questo, che nella nostra continua indifferenza ed ignoranza abbiamo permesso e permettiamo tutt’oggi che tutto questo avvenga. In una totale normalità ed in una normale accettazione delle conseguenze.

Note di Regia Dopo anni di lavoro sociale nei territori dove la mafia alimenta con azioni subdole la cultura della corruzione e dopo aver costatato che la donna è quella che inconsapevolmente alimenta e mantiene saldo il proliferare della cultura mafiosa, ma allo stesso tempo è quella che si rende conto che il futuro dei suoi figli è solo la morte, ho cercato di dare un taglio registico allo spettacolo facendo emergere l’umanità femminile come leva per un cambiamento reale e culturale.

Brevi Notizie su Sergio Lo Verde Lavora da più di trent’anni nei quartieri a rischio di palermo, attraverso il teatro di strada e le arti circensi, con l’associazione Acuna Matata ed il progetto Tavola Tonda. Ha collaborato con Pepe Robledo (Compagnia Pippo del Bono), Jerzy Grotowski, Eugenio Barba, Mimmo Cuticchio, Wolf Gaudlitz, Roberta Torre. Attualmente conduce il progetto di teatro-forum “vedo, sento, parlo” ed  è co-gestore del Progetto di Sviluppo “Mandarinarte” all’interno del podere confiscato alla famiglia Greco a Ciaculli.

Scarica tutta la PRESENTAZIONE

Comunicato stampa

Sono anni difficili per la nostra Italia. Anni di guerra alla legalità. Anni di crisi. Anni di incertezza per le nuove e vecchie generazioni che oggi, più di ieri, si ritrovano una nazione: collusa, corrotta dal malaffare, da un vizio di forma trasformato in status quo, in modus vivendi, in una sorta di complicità degenerativa che vede noi tutti – politici, imprenditori, cittadini comuni – attivi, in questo atteggiamento mafiogeno, in questo cancro in metastasi che tutto prende e che tutto distrugge. A tratti, sembra di vivere veramente nella “Penisola dei Mafiosi” e non c’è più differenza tra il sud ed il nord. L’unificazione è avvenuta e solo noi potremo interromperla.

I due attori-autori Luca Privitera e Elena Ferretti, uno siciliano l’altra toscana, dopo anni di ricerche e scontri diretti con il peggio che possa offrire la nostra società, hanno deciso di raccontare la mentalità mafiosa attraverso due criminali, uno rinchiuso al 41bis, l’altra al 416bis. In una sorta di dialogo-interrogatorio con un ipotetico giudice – che non entrerà mai in scena -, i due indagati prendono di mira il pubblico: affabulando, commuovendo, divertendo, mettendo in dubbio l’onestà e la completa estraneità ai fatti dei presenti. Certo, perché secondo i due ambigui personaggi, nessuno è innocente a questa che sembra essere una vera e propria ostentazione collettiva, a questa mancata Giustizia che non punisce i “veri” colpevoli, ma sembra accanirsi sugli indigenti, sugli indifesi, sugli ingenui di questa società fatta di sciacalli e pirati.

E le domande che sorgono nello spettacolo “In Ginocchio – storie di mafia” di Ultimo Teatro Produzioni Incivili, sono molte: Tutti possono essere comprati, ma quanti di noi desistono? Quanti di noi hanno il coraggio di denunciare? Quanti di noi riescono ad imporsi di fronte a questa vigliaccheria? E perché?

Ed è forse questo, che i due personaggi vogliono trasmettere al di fuori delle loro celle, è proprio questo che tentano di dimostrare di fronte a chi li giudica. Spogliandosi una volta per tutte delle proprie colpe e delle proprie ipocrisie, pagando finalmente uno scotto che vuole essere un monito, ma anche, una speranza di cambiamento verso il migliore dei mondi possibili.

scarica il COMUNICATO STAMPA

Durata 1 ora

Scheda Tecnica

Spazio Scenico: dimensioni variabili (min) 5m X 4m; possibilmente con quintatura nera.

Luci + dimmer + mixer: n. 2 Spot Ligth 750 watt (o da 1000 watt) con alette, in alternativa 2 sagomatori, su americana frontale in canali separati per un corridoio a destra e uno a sinistra; n.1 Par 1000 watt americana frontale e puntato al centro scena (sullo sgabello); n. 2 Spot Light 1000 watt (americana frontale) collegati insieme; 2 domino in controluce (gelatina blu) collegati insieme; n.1 attacco luce in scena comandabile dalla regia per collana luci a 4 lampadine.

Per situazioni particolari dotate di poche attrezzature: luci, cavi e mixer verranno fornite dalla compagnia.

Audio: Impianto adeguato allo spazio e mixer; n.2 Radio Microfoni ad Archetto (tipologia rosa), solo se necessario; la compagnia fornisce solo il portatile per trasmissione musica.

Per situazioni particolari dotate di poche attrezzature: microfoni, casse e mixer verranno fornite dalla compagnia.

Necessità di un tecnico sia per il montaggio/smontaggio luci, puntamenti e audio; sia per seguire la regia con il copione e la scaletta tecnica audio/luci.

Costi

Per un preventivo, telefonaci, raccontaci chi sei e troveremo sicuramente un prezzo comune. Oltre i 150 km (da Montecatini Terme – PT) è richiesto vitto e alloggio per due persone. Lo spettacolo è originale e non tutelato da diritti Siae (o consorelle).

Scarica la SCHEDA TECNICA

lo ultimo cerchio grigio

Per altre info contattare la direzione: info web https://ultimoteatro.wordpress.com/ info mail  ultimoteatro.produzionincivili@gmail.com info cell 334 1310282

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